Un cattivo esempio

"Un cattivo esempio" è il mio primo romanzo e ha vinto il Premio per inediti "Sei romanzi in cerca di autore", organizzato da Kobo, Mondadori e Passione Scrittore.

C'è una vecchietta, c'è un fantasma. C'è una casa di sole donne (anche la gatta Palmira è femmina). Ci sono delitti e segreti come in un thriller, storie d'amore come in un romance, inverosimili stregonerie come in un fantasy, disoccupati ospedali e ospizi come se piovesse. 

Ci sono dialoghi comici in lingua simil-partenopea, una badante teledipendente di nome Irina (nata a Campobasso), un sacco di problemi seri: perché l'amore ci rende stupidi? Perché dobbiamo morire se non ne abbiamo nessuna voglia? Perché non ci accorgiamo del male che facciamo? Perché ci ostiniamo a credere che per volersi bene sia necessario avere lo stesso sangue?

 

 

 

 

 

Un cattivo esempio, Kobo editore
è disponibile in formato cartaceo e digitale su Kobo e Mondadori store


L'incipit

In un dolce pomeriggio di aprile, Margherita Russo vedova Loiodice, di anni settantaquattro ma ancora in forma discreta, dopo essersi svegliata di ottimo umore dal sonnellino post-prandiale (pieno di ingannevoli sogni giovanili), aveva finito di riordinare la cucina e, mentre si faceva il tè, aveva sentito il profumo della primavera entrare dalla porta aperta sul giardino. Con la tazza in mano e con un mezzo sorriso sulle labbra, se ne era uscita fuori e si era accorta dei ciliegi tutti fioriti, all’improvviso. «Ma guarda che belli!» aveva detto tra sé e si era avvicinata al minuscolo frutteto a piccoli passi, mentre pian piano l’entusiasmo cambiava colore, si mischiava con i ricordi di quando era più giovane e la casa non era vuota, e diventava un’altra cosa, grigia e pesante, che le si annidava a tradimento sotto lo stomaco e spegneva tutti i sorrisi. È così, quando uno è vecchio e solo: il tarlo della malinconia si insinua non invitato anche nella felicità ingenua di un giorno di sole, e lo raggela.

Margherita aveva fatto una carezza incerta a un ramo basso, pieno di fiori rosa pallido, poi se ne era tornata in casa e aveva chiuso la porta, con la scusa che tra poco il sole sarebbe calato e avrebbe fatto freddo. Ma erano solo le cinque, diceva l’orologio appeso al muro sopra la credenza. La gatta Palmira, nera e amorosa, le si strusciava sulle gambe e la rincuorava un po’.


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