"Quando ero ragazza io, Margherita, le donne non fumavano. A fumare erano le sgualdrine, e se tuo padre o tua madre ti trovavano con una sigaretta in bocca, tu ragazza avevi finito di stare bene. Io sgualdrina non ero, ma ero una femmina strana comunque: mi piaceva di decidermi i fatti miei, mi piacevano i libri, mi piaceva più studiare che andarmene a spasso con gli spasimanti. E infatti i miei mi fecero vincere questo capriccio: un po’ di soldi per mandarmi a scuola ce li avevano, e diventai maestra. La mattina insegnavo a leggere e a fare i conti ai bambini della scuola, il pomeriggio studiavo e fumavo, di nascosto. Scrivevo, pure: in soffitta, dentro a un baule, stanno ancora ammucchiati tutti i miei diari, le lettere e le poesie che scrivevo. Non li ho fatti mai vedere a nessuno, perché mi vergognavo: non mi  sembravano mai abbastanza belli, mai abbastanza intelligenti. Così se ne sono rimasti là dentro e ormai sono polvere e muffa. Quando si è giovani, Margherita, tu lo sai, una ci ha in testa tante di quelle fesserie… Basterebbero già solo le fesserie che una ragazza giovane tiene in testa, per rovinarle la vita. Ma poi ci si mettono pure le circostanze, e gli uomini."